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Soresina - A vent'anni dalla morte di padre Angelo Spadari

Partì missionario nel 1930. Nella sua missione brasiliana hanno intitolato al salesiano un monumento e una piazza oltre che dedicargli una biografia

Parole chiave: Spadari (1), Soresina (47)
Soresina - A vent'anni dalla morte di padre Angelo Spadari

Ricorre in questi giorni il ventennale della scomparsa del salesiano padre Angelo Spadari.Era l’8 dicembre 1930 quando, non ancora sacerdote, dopo l’aspirantato salesiano, padre Angelo partì missionario per  il Brasile e proprio in quella terra, che presto iniziò a considerare la sua, iniziò il suo noviziato e fu ordinato sacerdote l’8 dicembre 1940. Nella terra carioca il religioso rimase fino alla morte, giunta a Manaus il 12 ottobre 1997. Nonostante siano trascorsi vent’anni dalla sua scomparsa e i rientri in Italia non fossero frequenti (ogni cinque o sette anni), i soresinesi ancora ricordano quel missionario pacato che aveva fatto della fede la sua forza e dell’evangelizzazione la sua missione. E in Brasile gli è stata dedicata una biografia, intitolato un museo e anche una piazza per ricordare il suo impegno tra i più deboli e fragili, tra gli studenti, tra gli indios, ma anche in campo scientifico e antropologico. Padre Angelo Spadari nacque in realtà ad Acqualunga Badona il 24 ottobre del 1910, ma le vicende familiari lo portarono a Soresina, dove ancora oggi vivono nipoti e i pronipoti; a 16 anni iniziò l’aspirantato a Ivrea; nel 1930 fu destinato alla missione in Amazzonia; in Brasile compì il noviziato e studiò filosofia per poi essere destinato a fare l’assistente e l’insegnante di fisica, chimica e storia naturale al collegio salesiano di Aracaju; gli studi teologici che precedettero il sacerdozio (nel 1940) li svolse a San Paolo. Una volta ordinato, i suoi incarichi si moltiplicarono e lui, instancabile, andò dove c’era bisogno del suo ministero di insegnante, confessore, assistente spirituale, parroco, direttore di collegi salesiani, evangelizzatore tra gli ultimi... Padre Spadari fu itinerante nei tanti villaggi per seguire i “seringueros” (estrattori di gomma); raggiunse la sua gente spesso con mezzi di fortuna guidati da persone che incontrava sul suo cammino, tra foreste e fiumi, alla meta; nel suo cammino incontrò gli indios e a loro si dedicò, nei villaggi e nelle capanne; la grande migrazione dal Sud al Nord Brasile interruppe il suo ministero con gli indios e lo portò a essere vicino agli immigrati, ai quali portò il Vangelo; poi si dedicò alla ricerca dei cattolici sparsi su tutto il territorio e li riunì in comunità, primo passo verso la nascita di tante parrocchie. E da questa esperienza nacquero prima piccole cappelle e poi chiese che diventarono cattedrali nelle nuove Diocesi delle quali, di fatto, padre Spadari è fondatore. Quando gli anni, tutti passati in missione, cominciarono a far sentire il loro peso, si dedicò prima alla pastorale a Ariquemes e poi diventò confessore nel noviziato di Candelas dove terminò il suo servizio prima di ritirarsi a Manaus. Spadari fu anche un attento scienziato, raccogliendo informazioni sulle tradizioni locali, dati, oggetti, in particolare da lavoro, e tenendo diari meticolosi dei suoi viaggi; il suo lavoro di ricerca è talmente importante che viene catalogato e raccolto in un museo indigenista a lui dedicato nel Mato Grosso, dove sono archiviati tutti i suoi diari di viaggio, i suoi dizionari manoscritti delle lingue indigene di tutte le tribù visitate, attrezzi da lavoro e della vita quotidiana, ornamenti in piume, copricapi, cinture e telai con cui erano realizzati. Grazie alle sue conoscenze scientifiche, scoprì la cassiterite, un minerale a base di biossido naturale di stagno, scoperta documentata presso l’Ispettoria Salesiana di Manaus e del Centro di Documentazione Etnografica e Missionaria, oltre che presso l’università locale.

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