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Soresina - Le claustrali… radoppiano

Alla Visitazione sono arrivate quattro nuove religiose provenienti dal monastero milanese di Porta Romana. La comunità visitandina soresinese sale così a otto

Parole chiave: Claustrali (1), Soresina (47), Visitazione (4)
Soresina - Le claustrali… radoppiano

Campane a festa per l’arrivo di quattro nuove monache claustrali al Monastero della Visitazione di Soresina. Hanno suonato a lungo le campane della parrocchiale di San Siro, venerdì pomeriggio (3 novembre), per l’ingresso di quattro religiose provenienti dal Monastero della Visitazione di Milano. Dopo 304 anni, il monastero di Porta Romana, così grande per una comunità ormai ridotta a quattro monache, ha chiuso e le sorelle hanno scelto di unirsi alla comunità soresinese, facendo il loro ingresso dalla chiesa di Santa Maria, dove sono rimaste, tra i banchi, insieme alla comunità che le attendeva, durante l’adorazione perpetua. «Siamo arrivate qui grazie a Dio e alle vostre preghiere, alle preghiere dei soresinesi»: così si è espressa una delle suore prima che la porta della clausura si chiudesse alle loro spalle e le separasse dal resto della comunità che, in processione, le ha seguite fino all’ingresso della clausura. L’accoglienza è proseguita poi domenica 4 durante la Messa delle 8 presieduta dal parroco don Angelo Piccinelli. Grazie a questo nuovo arrivo, le monache della Visitazione diventano otto: accanto a madre Maria Teresa Maruti (la superiora), madre Rosa Maria Colombo (già superiora per più mandati), suor Francesca Teresa e suor Maria Margherita si aggiungono quindi anche suor Maria Adriana, suor Maria Carla, suor Maria Grazia e suor Maria Maddalena Ferrari; per quest’ultima, 67 anni, originaria di Castelleone, si tratta di un ritorno: era già stata per 25 anni alla Visitazione prima del trasferimento a Milano.

Nel corso dell’omelia il parroco ha sottolineato come il Monastero sia una presenza importante e speciale e ha ringraziato le quattro nuove monache per aver scelto di unirsi alla comunità claustrale soresinese. Ha poi aggiunto, riferendosi alla pagina di Vangelo: «Le monache ci ricordano che l’incoerenza tra il dire e il fare si risolve nell’essere e dunque chiediamo loro di diventare preghiera, anzi che la loro vita sia preghiera, una preghiera da elevare a Dio perché Lui conosca le croci della comunità cristiana. La loro clausura non le separa infatti dalla comunità e dalle sue sofferenze, perché sono investite della missione di farsi portatrici, davanti a Dio, dei fardelli dei cristiani. Ci aspettiamo da questa comunità che risplenda di quella fraternità che Dio ci chiama avivere diventando un cuore e un’anima sola. Una testimonianza che saprà aiutare tutta la comunità soresinese a vivere nello stesso modo».

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