Economia
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Acli: “Fuori dalla crisi? Le risposte e le buone pratiche dell'economia civile"

Paolo Petracca, presidente Acli Milano Monza e Brianza e portavoce Forum Terzo Settore milanese, è venuto a Cremona per parlare di crisi in occasione dell'incontro organizzato dalle Acli cremonesi . Lo abbiamo intervistato.

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Acli: “Fuori dalla crisi?  Le risposte e le buone pratiche dell'economia civile"

Quando si parla di economia civile, non si intende che ce n’è un’altra incivile. Così come la fabbrica intelligente non si contrappone a una fabbrica ignorante. Con questa definizione si intende invece uno sguardo diverso sulla realtà, rispetto al modello più diffuso, cioè un’economia che mette al centro la persona, l’ambiente, la sostenibilità, l’importanza dei beni comuni, il patrimonio di valori del mondo del lavoro, dell’associazionismo, del mondo delle professioni e della buona pubblica amministrazione.

In Italia su questi temi è nata una vera e propria scuola, la Sec (Scuola di economia civile), che ha tra i suoi fondatori studiosi, docenti universitari e imprenditori tra cui: Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Renato Ruffini, Alessandra Smerilli e Sabrina Bonomi, solo per citarne alcuni. Proprio il prof Zamagni è stato spesso citato nel corso dell'ultimo incontro organizzato dalle Acli cremonesi da Paolo Petracca.

Perché il prof Zamagni dice che “l’economia civile è la sfida per il futuro?”

Perché è la leva di un cambiamento profondo per uscire dalla crisi creando valore e lavoro. Lo dimostrano le esperienze e le buone pratiche messe in atto da cittadini, amministrazioni e imprese che generano valore economico, sociale, ambientale sia per le aziende che i territori. Sono iniziative di rigenerazione urbana, di economia circolare, di nuovo lavoro giovanile, di modelli di welfare partecipativo e di contrasto alla povertà e alla disoccupazione. Promuovono un modello di sviluppo sostenibile, in linea col principio dell’ ”ecologia integrale” della enciclica Laudato Si in quanto mettono al centro non il profitto ma le relazioni, il bene comune e la partecipazione comunitaria.

Il grosso sforzo dell’economia civile delle Acli, oggi, è però ancora indirizzato a costruire dentro i territori un welfare partecipato e inclusivo, un welfare che per le Acli dovrebbe addirittura diventare una infrastruttura per lo sviluppo e non una zavorra da cui liberarsi. Se non si realizzano serie politiche di welfare, l’economia civile non può funzionare, così pure se non vengono messe in atto macropolitiche di ridistribuzione della ricchezza. Le disuguaglianze crescenti, dovute all’accentrarsi della ricchezza nelle mani di pochi, sono una causa che fa crescere la povertà, genera scarti umani e scatena la guerra tra i poveri locali e quelli arrivati da fuori. Alla globalizzazione della disuguaglianza bisogna rispondere con macro politiche di giustizia redistributiva. L’economia civile può svolgere solo un ruolo complementare alle politiche di welfare e a quelle redistributive. Il prof. Zamagni sostiene che “per rafforzare l’economia civile  è fondamentale operare su tre livelli: quello culturale con corsi di formazione, quello della finanza e  quello di arrivare alla costituzionalizzazione dell’economia civile inserendola nella legge fondamentale dello stato. Fino ad ora ci siamo retti su questo modello dicotomico stato-mercato, pubblico-privato, ma non c’è solo il pubblico-privato c’è anche il civile. Ecco allora costituzionalizzarlo, cioè di farlo inserire nella legge fondamentale dello stato è un traguardo che mi auguro la politica possa raggiungere nel più breve tempo possibile.”

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